28 Giugno 2008 da AISMME Onlus
SCREENING
PER LA PREVENZIONE NEONATALE
Come Stefano moltissimi altri bambini.
570.000 i neonati italiani che stanno aspettando lo screening metabolico
allargato
Per chi non conosce la realtà delle cose è difficile
immedesimarsi nel problema ma quando diciamo che le famiglie che
hanno un figlio affetto da una malattia metabolica ereditaria si
possono definire "famiglie in emergenza" è proprio
così. Stiamo parlando di pazienti che tra i malati rari possiamo
definire "malati in emergenza" perchè a volte lo
scompenso acuto, o la morte in certi casi, arriva anche prima dell'esito
dello screening o in seguito a "banali" condizioni come
febbre o influenza.
La storia di Stefano, il bambino sardo affetto da
acidemia metilmalonico-omocistinuria, che non è stato riconosciuto
precocemente perchè non ha potuto fare lo screening allargato
alla nascita ed è in questi giorni su tutti i giornali, rende
benissimo l'idea.
Le malattie metaboliche ereditarie sono tra le malattie
rare quelle che necessitano di un immediato "soccorso"
clinico la cui precondizione è il riconoscimento immediato
della patologia. Riconoscimento che può avvenire attraverso
lo screening fatto alla nascita, un test oggi facilmente eseguibile
ma che in Italia viene applicato a tutti i neonati solo nella Regione
Toscana dove è attivo per legge dal 2004. E l'importanza
di questo test lo può dare un numero: in Toscana su 150.000
bambini screenati sono stati identificati 81 bambini affetti, uno
ogni 1.850.
Lo "screening neonatale metabolico allargato",
un semplice ma importante test eseguito su poche gocce di sangue
prelevato dal tallone del bambino nelle prime ore dopo la nascita,
consente di identificare circa 40 gravi malattie genetiche della
biochimica del metabolismo dosandone i relativi metaboliti. Identificazione
che permette l'utilizzo sin da subito di farmaci e/o diete speciali
che possono permettere al bambino una discreta qualità della
vita e limitare i danni della patologia. L'applicazione del test
necessità però di una strumentazione particolare:
la Spettrometria di Massa Tandem. Non è uno scherzo l'acquisto
della macchina e non è neppure semplice saperla "usare
bene", ma in Italia abbiamo centri regionali di screening oramai
ben consolidati che potrebbero facilmente far fronte al problema,
adeguando in modo omogeneo i programmi regionali di screening neonatale.
Già nel giugno 2007 l'AISMME Associazione
Italiana Studio Malattie Metaboliche Ereditarie Onlus, che da tempo
sensibilizza ed informa sullo screening metabolico allargato, ha
promosso una lettera
- appello sottoscritta da molte associazioni di pazienti
e federazioni di medici con la quale si chiedeva all'ora Ministro
Turco e agli Assessorati regionali di appianare le disparità
tra regione e regione e che lo screening allargato divenisse una
realtà Italiana, visto che è già attivo in
molti paesi sia in Europa, che in America e perfino in India.
Il
Ministro rispondeva favorevolmente alla richiesta e
alcuni disegni
di legge sono stati conseguentemente presentati sia
alla Camera che al Senato.
Si è giunti perfino allo stanziamento di
fondi nell'ultima Finanziaria 2008: 3
milioni di Euro destinati all'acquisto delle macchine
per eseguire lo screening allargato, riferiti però ad un
triennio e a tutte le regioni, purtroppo totalmente insufficienti
per un serio intervento presso i centri screening.
Le società scientifiche interessate (SISMME
e SISN)
hanno già approntato le
linee guida necessarie affinchè l'applicazione
dello screening sia scientificamente regolamentata.
E qualcosa in Italia si sta muovendo, seppur lentamente:
-Nel Lazio un progetto pilota attivo dal 2004 in
parte della regione non è ancora stato riconosciuto.
- In Liguria il progetto pilota - oramai divenuto consuetudine -
è attivo dal 2005 ma la regione non lo riconosce.
- In Sicilia il Centro Screening di Catania parte con lo screening
allargato subito dopo agosto.
- In Veneto sembra sia stata definita la sede e si prospetta di
partire dal prossimo gennaio.
- In Emilia Romagna il Gruppo tecnico regionale ha detto si allo
screening neonatale allargato.
- In Campania quello che doveva essere un piccolo progetto sperimentale
limitato a pochi centri nascita di Salerno sta diventando una importante
realtà sul territorio.
- In Sardegna l’esperienza negativa per Stefano accelererà
i tempi di attivazione.
- In Puglia sono già stati stanziati i fondi per l'attivazione
dello screening allargato, ma non sono ancora stati resi disponibili.
- In Piemonte il Presidente della Provincia di Torino ed il suo
Assessore si fanno portavoce in Regione del problema dell'applicazione
dello screening allargato.
Cosa manca allora?
Il tempo. La storia del piccolo Stefano, come quella
di Milo e Francesco (vedi più sotto) - e possiamo citarne
altre - mettono in evidenza una differenza fondamentale: dove lo
screening è già attivo i bambini identificati precocemente
hanno una discreta qualità di vita. Dove invece lo screening
allargato manca, o manca addirittura la possibilità di controlli
periodici perchè il laboratorio è stato chiuso (vedi
la Sardegna in questi giorni), i bambini vengono identificati quando
i danni neurologici irreversibili sono già comparsi. Un bambino
tardivamente identificato è un bambino che dovrà convivere,
oltre che con la sua patologia, anche con una grave disabilità
causata da un evento prevedibile.
Ancora una volta AISMME Onlus si pone in prima fila
per esortare il Ministero alla Sanità, la Commissione Sanità,
la Commissione Affari Sociali, la Commissione per l’Infanzia,
gli Assessorati alla Sanità di tutte le Regioni a farsi carico
di questo grave problema acellerando il più possibile gli
iter che permetteranno l'applicazione del test e la gestione dei
nuovi piccoli malati. Non solo. A questo dev'essere accompagnata
la volontà per una seria ed organica “presa in carico”
del paziente metabolico, cosa che comprende il potenziamento dei
centri di cura (quei pochi che esistono sono al limite del collasso
e difficilmente riescono a far fronte alle emergenze), corsie preferenziali
per i farmaci salvavita, una adeguata preparazione dei medici pediatri
che sul territorio devono imparare a gestire questi pazienti, una
adeguata attenzione ai pazienti adulti per i quali oggi non esiste
nulla in termini di assistenza. Ed i tempi devono non solo essere
certi, ma anche rapidi.
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