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News dal Corriere della
Sera Salute del 12 Aprile 2007
La scoperta fatta da
ricercatori dell'università di Firenze
Alzheimer: difetto nel metabolismo cerebrale potrebbe permettere
diagnosi precoce
Identificato un deficit enzimatico specifico che anticiperebbe
l'atrofia cerebrale. La conferma da studi di neuroimaging
FIRENZE - Un deficit nel metabolismo energetico del cervello
potrebbe essere una spia del futuro sviluppo del morbo di Alzheimer.
Lo suggeriscono le scoperte di ricercatori del Laboratorio di
Neurogenetica dell’Università di Firenze, ottenute grazie a tecniche
di «neuroimaging» e di biologia molecolare su campioni di sangue.
Il difetto energetico è stato riscontrato in pazienti affetti da
Alzheimer di tre etnie diverse, ma anche in persone sane,
appartenenti a famiglie con parenti ammalati, che sono destinati a
sviluppare la malattia.
In teoria la scoperta potrebbe aprire nuovi filoni d'indagine su
possibili «marker» precoci della malattia, misurabili quindi prima
cioè che si realizza una vera e propria atrofia cerebrale.
L'annuncio è stato fatto da Sandro Sorbi, coordinatore del
Laboratorio, assieme ad Alberto Pupi e a Benedetta Nacmias, della
facoltà di Medicina e chirurgia dell’ateneo fiorentino. Nello studio
pubblicato sull’ultimo numero della prestigiosa rivista scientifica
Neurochemical Research – una ricerca su pazienti affetti da
Alzheimer di tre diversi gruppi etnici, caucasici italiani,
caucasici americani ed ebrei askenaziti, condotta insieme a John
Blass della Cornell University di New York – i ricercatori italiani
hanno trovato una forte correlazione fra la malattia e il gene che
codifica per l’enzima mitocondriale diidrolipolil deidrogenasi (DLD),
fondamentale per il metabolismo energetico del cervello.
CORRELAZIONE - «I dati di neuroimaging suggeriscono una correlazione
fra i deficit precoci del metabolismo energetico del cervello e lo
sviluppo della malattia di Alzheimer» ha spiegato il professor
Sorbi. «E i dati biochimici mostrano che una ridotta attività di
alcuni sistemi specifici (complesso della alfa-chetoglutarato
deidrogenasi e del complesso della provato deidrogenasi) che sono
condizionati dall'attività dell’enzima DLD correlano strettamente
con la malattia».
CONFERMA - Lo studio conferma ed estende l’importanza del risultato
ottenuto in un altra recente ricerca coordinata da Sandro Sorbi e da
Alberto Pupi - in collaborazione con Mony J. de Leon e Lisa Mosconi
della New York University School of Medicine, New York – e
pubblicata sulla rivista Journal of Nuclear Medicine che mostra, nei
soggetti figli di malati e portatori di mutazioni patogenetiche,
alterazioni del metabolismo energetico fotografate con la PET
(tomografia ad emissione di positroni). «Con questo studio – ha
commentato il professorPupi, ordinario di Diagnostica per immagini e
radioterapia dell'ateneto fiorentino– abbiamo documentato la
presenza di alterazioni metaboliche in soggetti sani che
svilupperanno successivamente la malattia di Alzheimer».
TEST - Grazie alla PET (Tomografia a emissione di positroni),
inoltre, i ricercatori hanno potuto mettere in correlazione il
metabolismo di pazienti affetti da Alzheimer, divisi in due gruppi
per gravità, con specifici test funzionali, evidenziando un ridotto
metabolismo dei pazienti più gravi (lo studio è stato pubblicato
sull’ultimo numero del Journal of Neurology).
«Le metodologie descritte in questi studi si propongono come
strumenti diagnostici per individuare in modo precoce l’insorgenza
delle alterazioni all’origine della demenza permettendo di
effettuare una diagnosi altrettanto precoce – ha aggiunto Benedetta
Nacmias – Ciò può contribuire a una scelta mirata dei farmaci, che
danno risultati migliori se assunti già dalle prime fasi della
malattia».
12 aprile 2007
http://www.corriere.it:80/Rubriche/Salute/Medicina/2007/04_Aprile/12/alzheimer_nuova_scoperta.shtml
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