News da Il Gazzettino ed. Nazionale 08-01.2007

La medicina rigenerativa ha trovato nuovi alleati. Dopo che ...
La medicina rigenerativa ha trovato nuovi alleati. Dopo che per anni le speranze si erano focalizzata sulle cellule staminali adulte e embrionali, un gruppo di ricerca dell'Università Wake Forest di Winstom-Salem negli Stati Uniti ha aperto nuovi orizzonti studiando il liquido amniotico. Il team, di cui fa parte il chirurgo pediatra di Conegliano Paolo De Coppi, ricercatore alla Città della Speranza a Padova, un trascorso negli Usa e un corso di perfezionamento a Londra, ha scoperto che il liquido amniotico contiene cellule che si trovano in uno stadio intermedio tra embrionali e adulte e presentano una validissima alternativa, soprattutto perché pare non presentino il rischio di trasmettere tumori.
Lo studio, capitanato dal professor Anthony Atala, è durato sette anni e ha portato all'isolamento delle nuove cellule staminali dal liquido che veniva scartato dalle amniocentesi, l'esame che si effettua alle donne in gravidanza per verificare la presenza di alcune malattie genetiche nel feto e che prevede il prelievo di liquido amniotico.Il vantaggio nell'utilizzo di queste cellule è legato soprattutto al fatto che si possono isolare con grande facilità, si moltiplicano in fretta, nel giro di 36 ore possono anche raddoppiare e sono estremamente versatili, quindi in grado di essere impiegate con elasticità: si possono infatti trasformare in tutti i tipi di cellule presenti nel corpo umano. Il dottor De Coppi in questo periodo si trova a Londra dove sta seguendo un corso di perfezionamento in chirurgia pediatrica.

- Dottor De Coppi, come è nata la ricerca?
"Mi trovavo ad Atala dove mi occupavo di chirurgia fetale. In pratica cercavo di correggere le malformazioni del feto quando questo si trovava ancora nella pancia della mamma. Ma era molto complicato, non sempre ci si riusciva. Da qui mi venne l'idea di prendere le cellule da un'altra parte e di coltivarle. Ho così verificato che nel liquido amniotico ci sono vere e proprie cellule staminali, molto simili a quelle embrionali. Oltretutto non presentano problemi etici, e hanno un rischio minimo di prelievo, crescono di più e più a lungo delle staminali e se iniettate non formano un tumore".
- Possono anche essere prelevate al momento del parto?
"Sì, si può fare, anche se c'è qualche problema in più. Il primo è dettato dalla sterilità: il parto non avviene in ambiente molto sterile".
- Hanno qualche affinità con le cellule prelevate dal cordone ombelicale?
"No, sono molto diverse. Le cellule prelevate dal liquido amniotico riescono a produrre tutti i tipi di tessuto, cosa che il cordone non fa. Poi le cellule del cordone di fatto derivano da un neonato, quindi non è più materiale fetale, ma adulto. Queste invece provengono da una fase della gravidanza molto prematura".
- Quali possono essere gli sviluppi futuri?
"Sono un chirurgo pediatrico e questo studio l'ho avviato in collaborazione con i colleghi di Atala e di Londra per vedere se si potevano correggere i difetti malformativi congeniti, o le malattie fetali, come quelle metaboliche. Queste cellule si possono prelevare durante la gestazione, correggere il gene e rimettere il gene modificato nello stesso feto che riconoscerà le cellule come proprie. Il secondo ambito applicativo può essere quello della correzione di un difetto malformativo. Si potranno prendere le cellule, coltivarle e quando il piccolo sarà nato si potranno utilizzare".
- Si possono utilizzare anche per altri individui?
"Sì, possono essere utilizzate anche per trapianto allogenico perché i recettori che esprimono possono essere usati anche in un'altra persona, molto più quanto non avvenga per le cellule adulte. Negli Stati Uniti si stanno creando delle banche di liquido amniotico proprio per portare avanti questo ambito di utilizzo".
- E in Italia?
"In questo momento faccio la spola fra Padova e Londra e la ricerca si svolge fra l'Inghilterra e Atala negli Usa. E' un triangolo in cui i lavori vengono portati avanti assieme e poi confrontati, questo già dal 2000".

- Quando si potrà pensare ad un utilizzo vero e proprio?
"L'uso clinico è previsto fra quattro o cinque anni. Può sembrare un tempo lungo, ma è abbastanza ragionevole. Ora dobbiamo capire se anche nell'uomo si comportano come hanno fatto nel piccolo animale, o come stiamo verificando, negli animali più evoluti. In quattro-cinque anni si potrà così passare alla sperimentazione clinica. A Padova stiamo lavorando secondo i protocolli preparati ad Atala e Boston. Quando ad una donna si preleva il liquido amniotico per diagnosi, si chiede di donare parte delle cellule che vengono scartate. In pratica non cambia nulla rispetto ai vecchi protocolli. Ma le possibilità possono essere infinite".
Daniela Boresi

 

http://gazzettino.quinordest.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Main&Codice=3214843&Pagina=ATTUALITÀ

 

      <----back

 

 
Privacy & Disclaimer Newsletter

 

AISMME

Home
Messaggio di AISMME
Finalità
Progetti
Aiuta AISMME
Contatti

Malattie Metaboliche Ereditarie

Descrizione
Centri di Cura
SOS
Links Utili

Attività

Iniziative
Incontri
Rassegna Stampa
Supporters

INFO

News
Congressi
Legislativa
Libreria