News da La Repubblica del 04.06.2007

Una speranza per le disfunzioni metaboliche ereditarie

Scoperta una molecola che combatte le malattie da ‘accumulo lisosomiale´, dovute ad un deficit di enzimi preposti al degrado di una serie di sostanze dannose. Patologie rare ma il più delle volte mortali, sulle quali non è semplice concentrare risorse per la ricerca per la difficoltà di ritorni economici

AGNESE ANANASSO

Cresce la speranza di vita per i pazienti con le più rare disfunzioni metaboliche ereditarie. In particolare per quelli affetti da malattie da accumulo lisosomiale, un vasto gruppo di patologie dovute ad un deficit di enzimi preposti al degrado di specifiche sostanze che va a bloccare tutta la catena metabolica. Il risultato è l´accumulo dei lisosomi non degradati in tutto l´organismo, visto che sono presenti in tutte le cellule del corpo, tranne che nei globuli rossi. La malattia colpisce nei primi anni di vita ma i sintomi si manifestano in età giovanile o adulta, e sono sintomi non riconducibili ad una patologia identificabile. Mmucopolissaccaridosi (Mps), mucolipidosi, glicoproteinosi, lipidosi, glicogenosi: sono tutte malattie rare, un gruppo di 5000 patologie, che colpiscono 5 persone su 10mila.
In Europa sono 20-30 milioni i malati affetti da patologie rare, in Italia un milione circa, in buona parte in età pediatrica. Per l´80% si tratta di malattie ereditarie. Le Mps (ne esistono di 3 tipi, nelle forme lieve, moderata e grave) affliggono nel mondo alcune migliaia di persone e sono malattie che causano danni irreparabili sull´organismo se non vengono diagnosticate precocemente, provocando forti danni sia al corpo, con un notevole aumento degli organi colpiti, sia al sistema nervoso centrale. «La diagnosi dovrebbe essere fatta entro i primi due anni di vita», spiega Stefano Bruni, direttore medico scientifico di Genzyme Italia, una delle poche aziende che produce i farmaci per le terapie. «Per intervenire prima che sia stato danneggiato il sistema nervoso centrale. Oggi riusciamo a fare qualcosa per 6 delle 40 patologie legate all´accumulo lisosomiale. Fino a 5 anni fa alzavamo le braccia quando diagnosticavamo la malattia». Oggi la terapia più efficace è quella dell´infusione settimanale dell´enzima mancante, la cosiddetta terapia sostitutiva. I risultati sono buoni solo se la diagnosi è precoce e in genere non è efficace per i danni neurologici. In questo caso si può ricorrere al trapianto di midollo osseo. In pratica si sostituiscono le cellule difettose del paziente con quelle sane del donatore che producono regolarmente l´enzima carente. «Devono verificarsi determinate condizioni per cui non sempre è efficace tale terapia», dice Bruni. «Tuttavia nelle forme meno gravi si sono avuti buoni risultati. Ora stiamo lavorando sulla terapia genica, dove siamo ancora a livello di sperimentazione: nel dna del malato si inserisce il gene che deve produrre l´enzima. Lo si fa legando il gene a un virus inattivo che, una volta entrato nell´organismo del paziente, si riproduce e diffonde in tutte le cellule rapidamente».
Nelle forme più lievi, dove l´enzima è carente ma non assente, si sta sperimentando l´assunzione di micromolecole (dette chaperones) da assumere per bocca in grado di esaltare l´attività degli enzimi presenti, con effetti sul sistema nervoso centrale. «Sono sostanze che potrebbero essere associate alle terapia sostitutiva. Come da associare è l´altra terapia in fase di studio, quella degli inibitori del substrato, che vanno a demolire l´accumulo lisosomiale. Anche qui siamo ancora in fase di studio, ma c´è una certa efficacia nelle forme lievi». Si tratta di cure estremamente care: una terapia sostitutiva costa 500mila euro l´anno, una cifra insostenibile se non fosse pagata dal Ssn. Il problema è che le case farmaceutiche non hanno interesse a investire in questo settore perché il ritorno economico è quasi nullo. «Stiamo acquistando visibilità con le settimane dedicate all´Mps», dice Flavio Bertoglio, presidente dell´Associazione Italiana Mps Onlus. «Quest´anno la giornata mondiale è stata in Italia, durante la settimana dedicata all´Mps che si è appena conclusa. Oggi contiamo 600 soci e il nostro obiettivo è far sentire meno sole le famiglie con un bambino con Mps: siamo passati da una speranza di vita da 12 a circa 20 anni ma c´è bisogno di continuare a investire. Noi viviamo dei contributi dell´Associazione Italiana del Farmaco e delle donazioni che destiniamo a borse di studio per ricercatori. E´ una corsa contro il tempo».

 

Fonte: http://www.repubblica.it/supplementi/af/2007/06/04/attualita/014raritiesx10947524.html

 

 

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