News da La Repubblica - Affari e Finanza 25 giugno 2007

Il biotech può essere lo strumento per trattare le malattie ‘orfane’

il caso della genzyme

MARCELLA GABBIANO

«Quando abbiamo presentato al comitato scientifico la nuova molecola, dieci membri su dieci, compresi i premi Nobel, ci hanno detto che era un’idea folle. Ma noi testardi siamo riusciti a curare il piccolo Bryan affetto dal morbo di Gaucher, una malattia rara e devastante. Nel giro di sei mesi è ritornato alla vita. Oggi è un giovane uomo sposato con una normale speranza di vita». A parlare è Carlo Incerti, capo della ricerca di Genzyme Europe. Era il 1984: oggi grazie a questo successo medico e scientifico che ha segnato l’inizio della sua crescita, Genzyme è un’importante società biotech. Era stata fondata tre anni prima nel Massachusetts, dedicando dall’inizio la sua ricerca al trattamento delle cosiddette malattie orfane, dove pochi decidono di investire capitali perché colpiscono di 5 persone su 10mila. Una folto gruppo di queste è costituito dalle malattie metaboliche ereditarie che colpiscono i bambini nei primi anni di vita, ma i cui sintomi possono manifestarsi anche in età adulta. Malattie gravi, che se non diagnosticate tempestivamente causano seri handicap e spesso la morte.
Oggi il gruppo biofarmaceutico si è sviluppato: ha consociate in trenta paesi, occupa 9.000 persone, ha chiuso il bilancio 2006 con un fatturato di 3,2 miliardi di dollari, è quotato al Nasdaq. In Italia Genzyme è arrivata nel 1992 grazie a Incerti, quando il promettente medico con un’esperienza al Policlinico di Modena e poi da fondatore di una startup nel campo delle tecnologie di separazione cellulare, decise di raccogliere la sfida che arrivava dall’America: collaborare con questo gruppo sconosciuto in Europa. «Insieme ad alcuni colleghi, abbiamo convinto il board ad investire in Europa». Prima tappa Olanda, poi Italia, quindi Francia, Germania, Inghilterra. Tra le filiali del vecchio continente quella italiana spicca per i numeri: da un fatturato che nei primi cinque anni aveva già raggiunto i 26 miliardi di vecchie lire, nell’esercizio 2006 ha raggiunto 86,6 milioni di euro con una crescita media negli ultimi otto anni del 25%. Sulla scorta dei buoni risultati nel campo delle malattie rare, Genzyme ha allargato la sua sfera di attività ad aree terapeutiche diverse rendendo disponibili soluzioni per l’insufficienza renale, l’oncologia, i trapianti e le malattie immunitarie, l’ortopedia. «Fondamentale si rivela la capacità di diagnosticare le malattie. E’ per questo che Genzyme Italia da sempre porta avanti un programma di informazione scientifica e di cultura medica in stretta collaborazione con i medici curanti, le associazioni dei pazienti e le istituzioni sanitarie». L’attività di ricerca e sviluppo in aree terapeutiche e informative è l’impegno primario di Genzyme. Ogni anno la corporation investe in quest’area il 20% del fatturato per poter continuare a dare una risposta alle tante esigenze mediche ancora rimaste insoddisfatte.

 

Font: http://www.repubblica.it/supplementi/af/2007/06/25/attualita/017genz.html

 

 

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