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News da Xagena 12
Dicembre 2006
Terapia
genica: una sequenza applicata al gene-farmaco ne evita il rigetto
Martedì 12 Dicembre 2006 - Grazie ad una scoperta italiana condotta
all’Istituto
San Raffaele-Telethon balzo in avanti nella terapia genica. Ora
si studia l’applicazione in tempi brevi ad emofilie e malattie
metaboliche.
Uno studio condotto all’Istituto San Raffaele Telethon per la
Terapia Genica ( HSR-TIGET ) di Milano e diretto da Luigi Naldini
apre nuovi imprevisti orizzonti all’applicazione della terapia
genica ad un numero più vasto di malattie.
La ricerca, finanziata da Telethon, offre infatti una soluzione ai
problemi di rigetto del gene introdotto a scopo terapeutico
nell’organismo di soggetti affetti da patologie di origine
ereditaria.
Grazie alla strategia ideata da Naldini insieme al ricercatore
canadese Brian Brown, il gene-farmaco viene nascosto al sistema
immunitario sfruttando una nuova famiglia di geni, quelli per i
micro-RNA, la cui presenza nel genoma era passata
inosservata fino a pochi anni addietro e la cui funzione si sta
chiarendo soltanto di recente.
La ricerca è pubblicata dalla rivista
Nature Medicine.
Nella terapia genica il gene-farmaco viene inserito nelle cellule
del paziente dopo l’incapsulamento in un veicolo adeguato ( spesso
un virus attenuato ) e va ad aggiungersi a quelli ereditati in forma
difettosa, compensandone il malfunzionamento e correggendo il
difetto responsabile della malattia. Solo se questo gene terapeutico
è trattenuto stabilmente ed ha raggiunto un numero sufficiente di
cellule, la malattia potrà essere curata.
Il TIGET è il portabandiera di questa tecnica rivoluzionaria, avendo
conseguito per la prima volta al mondo il successo nella
sperimentazione clinica su una grave forma di immunodeficienza
congenita, l’ADA-SCID.
Finora però tale successo, anche se replicato a Parigi e Londra, è
rimasto limitato a poche malattie genetiche, tutte caratterizzate da
un deficit immunologico.
In altri gravi disordini, come le emofilie e le malattie metaboliche
da accumulo, in cui i pazienti hanno un sistema immunitario
funzionante, finora la terapia è risultata difficile da realizzare:
il gene-farmaco viene visto come intruso e rigettato in tempi brevi,
al pari di un virus o un trapianto non compatibile.
Per aggirare questo ostacolo, il gruppo di Naldini ha utilizzato i
micro-RNA: questi hanno un ruolo fondamentale nel controllare
l’informazione genetica espressa da ogni cellula e nel determinarne
l’identità. A livello internazionale vi è stata una vera e propria
esplosione di ricerche che stanno dimostrando come questi piccoli
geni hanno un ruolo cruciale in molti processi cellulari, compreso
lo sviluppo del cancro. Ogni micro-RNA può sopprimere l’espressione
di una batteria di altri geni che riconosce attraverso una sorta di
codice a barre impresso sul loro messaggio.
La nuova tecnica ideata da Naldini e Brown prevede che, prima della
somministrazione, il gene-farmaco venga marcato con una sequenza di
basi attaccata alla sua coda per essere riconosciuto dai soli
micro-RNA presenti nelle cellule che partecipano alla risposta
immunitaria. In tal modo il gene viene silenziato selettivamente in
queste cellule, impedendone il riconoscimento da parte del sistema
immunitario e non invece nelle cellule degli altri tessuti dove può
esercitare la sua azione terapeutica. Come prova, i Ricercatori
hanno somministrato a dei topi un gene ben riconoscibile
all’osservazione sperimentale, marcandolo in alcuni casi con una
specifica sequenza di basi, paragonabile appunto ad un codice a
barre.
Il risultato dell’esperimento è stato tanto chiaro quanto
sorprendente.
Quando il gene non era marcato esso è stato, come prevedibile,
rapidamente eliminato; la semplice aggiunta del codice invece ne ha
permesso il mantenimento e l’espressione continuativa per la vita
dei topi, senza alcun segno di rigetto o di altra patologia.
Il gruppo di Naldini sta ora applicando questa strategia in alcuni
modelli di malattia come l’emofilia, con la previsione di arrivare
alla sperimentazione clinica entro due o tre anni.
Anche se ci vorrà quindi del tempo per sapere se questa nuova
strategia consentirà di sviluppare effettivamente una terapia
efficace e durevole per l’emofilia e altre malattie metaboliche, lo
studio del TIGET apre fin da ora nuove prospettive sia alla
sperimentazione biologica sia alla terapia genica cui lavorano i
ricercatori in tutto il mondo. Infatti, il nuovo prototipo di
veicolo genico sperimentato in Italia rappresenta uno strumento
molto più preciso e sofisticato di quelli finora disponibili sia ai
ricercatori che studiano le funzioni di un gene che ai clinici che
sperimentano la terapia genica. La marcatura con uno o più codici
consentirà di selezionare accuratamente tanto i bersagli cellulari
quanto le condizioni, fisiologiche o patologiche, in cui il gene
somministrato si potrà esprimere. Le applicazioni di questa nuova
tecnologia consentiranno quindi di ampliare le conoscenze e di
sviluppare nuove strategie terapeutiche per le malattie congenite e
per quelle acquisite come il cancro.( Xagena )
Fonte: Telethon
http://www.xagenasalute.it/index.php?show=3513&pageNum=0
Link: Biomedicina.net
Link: MedicinaNews.it
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