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AISMME NEWS del 27/7/2017: Screening neonatale, sempre più accurati i test per individuare diverse malattie lisosomiali

News da: www.osservatoriomalattierare.it 28/07/2017

Screening neonatale, sempre più accurati i test per individuare diverse malattie lisosomiali

Lo screening neonatale è uno strumento di basilare utilità per garantire la salute dei nuovi nati dal momento che, grazie alla recente approvazione della legge 167/2016 con conseguente inserimento nei LEA dei protocolli di screening neonatale, il pannello di malattie metaboliche ricercabili in una goccia di sangue è salito da 3 ad oltre 40 patologie. Tra queste ad oggi non figurano ancora le malattie da accumulo lisosomiale, anche se queste vengono ricercate in alcune regioni ormai da tempo (in Toscana ad esempio). Tra le lisosomiali ci sono patologie come la malattia di Fabry o le mucopolisaccaridosi che sono dovute alla carenza di enzimi specifici e determinando un progressivo accumulo di materiale di scarto nei lisosomi. Tutto ciò danneggia consistentemente più organi e tessuti, confermando la natura multi-sistemica di un gruppo di patologie a trasmissione autosomica recessiva ed insorgenza, generalmente, in età pediatrica.    

Negli Usa lo screening per le malattie lisosomiali è ampiamente praticato e da questa esperienza nascono le conclusioni di un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Medicina di Laboratorio e Patologia della Mayo Clinic di Rochester il quale afferma che gli esiti dello screening neonatale per le malattie da accumulo lisosomiale hanno aiutato a comprendere come siano piuttosto frequenti le varianti di questo gruppo di patologie ad insorgenza tardiva che in molti casi sfuggono alla diagnosi. Una diagnosi che inizia con l’attenta osservazione clinica e prosegue con la ricerca di sostanze di escrezione nelle urine (ad esempio i glicosaminoglicani per le mucopolisaccaridosi) o la determinazione dei livelli ematici dell’enzima deficitario (come l’enzima alfa-galattosidsi nella malattia di Anderson-Fabry). Infine, trova conferma nella ricerca delle mutazioni alla base della patologia. Di per sé, tutto ciò fa capire quanto possano allungarsi i tempi di diagnosi per malattie che intaccano organi vitali quali il fegato e il cuore o il sistema nervoso centrale e risultano in una pletora di sintomi che incide pesantemente sulla qualità di vita del paziente.

Nell’articolo pubblicato sulla rivista Clinical Chemistry i ricercatori americani spiegano di aver messo a punto un test in grado di diagnosticare 6 malattie da accumulo lisosomiale e diversi disturbi dei perossisomi in soggetti con un fenotipo di malattia diversificato a tutte le età. Si tratta di un test efficace e poco costoso che consta nella ricerca di svariati enzimi su 3 dischetti di sangue essiccato (DBS, Dried Blood Spot) da 3 mm posti su piastra: uno è stato trattato con uno standard interno in associazione ad un substrato contente sfingomielinasi acida, ad un altro è stato aggiunto un mix formato da più enzimi tra cui β-glucosidasi, α-glucosidasi acida, α-galattosidasi A, galattocerebrosidasi e α-L-iduronidasi e, l’ultimo dischetto è stato sottoposto ad estrazione con d4-C26 lisofosfatidilcolina. Successivamente si è proceduto all’analisi con spettrometria di massa tandem. Lo studio si è avvalso di 550 controlli sani per la determinazione degli intervalli di riferimento e, per le analisi di validazione, di 33 soggetti con una delle 6 patologie da accumulo confermate, 9 affetti da adrenoleucodistrofia legata all’X e 5 affetti da disordini dei perossisomi, oltre che 17 portatori della sindrome di Anderson-Fabry e 5 portatori di adrenoleucodistrofia legata all’X. I risultati hanno dimostrato che su 578 pazienti reclutati prospetticamente, 25 sono risultati essere affetti da una delle sindromi ricercate.

Questo approccio consente lo screening di popolazione per malattie come le sindromi di Hurler e Gaucher, la malattia di Niemann-Pick A/B, la malattia di Pompe e quella di Krabbe, oltre alla malattia di Anderson-Fabry, l’adrenoleucodistrofia legata all’X e i disordini dei perossisomi. L’avanzamento tecnologico e le nuove strumentazioni semi-automatizzate su cui impiegare i dischetti DBS hanno fornito un consistente aiuto all’evoluzione dei programmi di screening neonatale che, grazie all’aggiornamento delle varie legislazioni europee, stanno divenendo una solida realtà diagnostica. Grazie a lavori come quello condotto dalla dott.ssa Tortorelli della Mayo Clinic l’accuratezza dei risultati aumenta di livello, allargando l’intervallo di ricerca anche a soggetti con un fenotipo di malattia molto vario e con un range di età allargato.

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