Sì a fecondazione su embrioni sani
In Germania dopo una sentenza della Cassazione
FLAVIA AMABILE
La Cassazione tedesca ha deciso che i test genetici sugli embrioni non sono punibili. La diagnosi preimpianto, cioè l'analisi degli embrioni per verificare la presenza o meno di malattie genetiche, può essere praticata senza difficoltà perché consente di ridurre il numero degli aborti di bambini con gravi handicap, hanno spiegato i giudici. E, quindi, in futuro, per le coppie che hanno una predisposizione ad una malattia genetica, i medici potranno selezionare solo gli ovuli sani. Ho chiesto a Ignazio Marino, senatore del Pd, medico, cattolico e componente della commissione Sanità, di commentare la notizia.
E in Italia?
«In Italia ci sono state due sentenze simili nel 2007 ma da noi non fanno giurisprudenza, e quindi dobbiamo convivere con una legge scritta senza tener conto delle conoscenze scientifiche e degli specialisti che eseguono la fecondazione assistita, al punto da essere arrivati ad una situazione drammatica».
Quale?
«Impedire di eseguire la diagnosi prima dell’applicazione dell’embrione e poi eventualmente lasciare la possibilità di interrompere la gravidanza attraverso la 194. Vuol dire creare una situazione di stress incredibile per una donna che si è già sottoposto a terapie ormonali intensive dover anche ricorrere nel caso in cui il feto sia malformato ad un’interruzione di gravidanza».
Gli italiani sono i primi in Europa per i viaggi all’estero per la procreazione assistita. Ora che anche in Germania i test genetici sugli embrioni sono possibili aumenteranno le fughe?
«Certo, è di sicuro una possibilità in più, anche se penso che in Spagna sono davvero ben organizzati, hanno anche personale italiano che in una situazione così delicata come quella della fecondazione rappresenta un grande conforto».
Resta il fatto che si rischia di non far nascere anche feti con patologie non estremamente gravi come la sindrome di Down, per esempio.
«La legge non deve mai contenere principi etici ma lasciare alle persone la libertà di utilizzare o meno i mezzi che la scienza e la tecnica mettono a disposizione per diagnosticare una malattia».
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