AISMME -Associazione Italiana Malattie Metaboliche Ereditarie Onlus
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LO SCREENING NEONATALE METABOLICO ALLARGATO

 


AISMME

a cura della Dr.ssa Luisa Bonafè
Division of Molecular Pediatrics
Centre Hospitalier Universitaire Vaudois CH - 1011 Lausanne

 

Cosa sono le Malattie Metaboliche Ereditarie (MME)
Le malattie metaboliche ereditarie (MME) costituiscono un gruppo di malattie genetiche particolari: una mutazione genetica (un errore nel nostro DNA) in un gene (informazione genetica) codificante per un enzima (prodotto del gene), ne induce il malfunzionamento o l’assenza totale dell’attività enzimatica. Quando un enzima non funziona, una specifica reazione chimica non può avvenire nell’organismo, bloccando dunque un flusso di reazioni essenziali per il funzionamento della cellula, di uno o più organi, e quindi di tutto l’organismo. Un gruppo particolarmente importante di enzimi lavora nel cosiddetto “metabolismo intermedio”, cioè in quelle reazioni chimiche necessarie per trasformare i nutrienti (zuccheri, proteine, grassi) in energia. Le stesse reazioni sono essenziali per poter far fronte al digiuno, e dunque per trasformare le sostanze di “riserva” (come il glicogeno di fegato e muscoli o i grassi del tessuto adiposo) in energia. I difetti enzimatici del metabolismo intermedio sono particolarmente pericolosi perché l’assunzione dei comuni alimenti (a cominciare dal latte materno), oppure il digiuno prolungato, hanno effetti “tossici” per l’organismo. Il primo organo che subisce le conseguenze di questa “intossicazione” o di questa “mancanza d’energia” è il sistema nervoso. Per questo la maggior parte di questi difetti enzimatici causa un danno neurologico, spesso irreversibile. Per almeno una parte di queste malattie, una terapia dietetica e farmacologia adeguata può evitare i gravi danni neurologici. Il problema principale sta nel riconoscere la malattia in tempo, prima che lo stato di “intossicazione” (coma), in cui l’individuo affetto si presenta, causi dei danni permanenti al cervello. La diagnosi di queste malattie non è sempre immediata, perché richiede un alto livello di “sospetto clinico”, non facile trattandosi di malattie rare.
Le forme più severe si presentano nei primi giorni di vita, dopo che il neonato ha iniziato ad alimentarsi, con sintomi molto generici come sonnolenza, vomito, debolezza nella suzione, movimenti anomali, convulsioni e coma. Questi sintomi sono spesso imputati a patologie più comuni, come le infezioni, per cui vi è spesso un ritardo diagnostico. Infatti la diagnosi delle MME si fa soltanto mediante analisi biochimiche speciali, che non fanno parte della diagnostica di laboratorio di prima istanza. Vi sono però molte forme intermedie e lievi, che non si presentano in età neonatale bensì più tardi, nel lattante o nel bambino; i primi sintomi si manifestano al momento dello svezzamento, oppure in corso di infezioni febbrili o di scarsa alimentazione (gastroenterite). Altre forme più rare si possono manifestare senza sintomi acuti, ma con un ritardo di sviluppo instauratosi lentamente o con sintomi neurologici degenerativi (perdita delle capacità acquisite) lentamente progressivi.


Cos’è lo screening neonatale
Lo screening neonatale per le malattie rare del metabolismo è iniziato negli anni ‘50 in Europa, quando si scoprì che la terapia dietetica precoce della Fenilchetonuria poteva prevenire il ritardo mentale tipico di questa affezione. In Italia, lo screening per la Fenilchetonuria è iniziato negli anni ‘70 con il test microbiologico di Guthrie, una tecnica di laboratorio che permetteva di identificare i neonati affetti già a 3 giorni di vita mediante analisi di una goccia di sangue. Attualmente in Italia, lo screening neonatale è regolamentato per legge per 4 malattie, di cui 2 metaboliche (fenilchetonuria e galattosemia). Dei programmi regionali hanno esteso lo screening per periodi di tempo variabili per poche altre malattie metaboliche (deficit di biotinidasi, leucinosi). Tutti i neonati vengono dunque esaminati, tramite il prelievo di qualche goccia di sangue da una piccola puntura nel tallone, per queste poche malattie, al fine di diagnosticarle prima che i sintomi si presentino e dunque trattarle efficacemente con diete speciali, che consentono una normale crescita e sviluppo del bambino.


Criteri per lo screening
Nel 1968 le linee guida dello screening vennero elaborate dalla WHO (World Health Organization) e pubblicati (Wilson J, Jungner G. Principles and practice of screening for disease. Geneva:WHO; 1968). Questi criteri universalmente accettati, sono la base di ogni programma di screening e si possono così riassumere:
1) La malattia cercata deve costituire un problema sanitario importante per l’individuo e per la società.
2) La malattia può essere identificata dallo screening ad uno stadio latente (pre-sintomatico) o ad uno stadio sintomatico precoce.
3) La storia naturale della malattia, inclusa l’evoluzione da forma latente a malattia dichiarata, deve essere conosciuta adeguatamente.
4) Un test di screening deve essere disponibile.
5) Il test di screening deve essere accettabile per la popolazione.
6) Un trattamento accettato ed efficace deve esistere per la malattia in questione.
7) Deve esistere un chiaro protocollo di trattamento (quali pazienti trattare).
8) Le strutture necessarie per la diagnosi ed il trattamento devono essere disponibili.
9) Il costo dei casi positivi (inclusi conferma diagnostica e trattamento) deve essere noto.
10) Lo screening deve essere un processo continuativo.
11) I costi dello screening devono essere bilanciati adeguatamente dai costi per la salute (prevenzione dell’handicap).
In linea di principio, prima di introdurre una nuova patologia in un programma di screening, tutti questi criteri dovrebbero essere soddisfatti.

Una nuova tecnologia: la tandem-mass spettrometria.
Negli anni ‘90 è stata sviluppata una nuova tecnologia d’analisi che ha creato nuove importanti possibilità nella diagnostica delle MME: la tandem-mass spettrometria. Questa metodica consente, da un volume molto piccolo di materiale biologico (come una goccia di sangue), di misurare moltissime sostanze del metabolismo intermedio, cioè sostanze che si formano nelle cellule dell’organismo durante le reazioni chimiche che trasformano i nutrienti (come le proteine o i grassi) in energia. Quando un bambino è affetto da uno di questi rari deficit enzimatici, una di queste reazioni chimiche non può aver luogo, con conseguente accumulo di una sostanza tossica (a monte della reazione bloccata) o mancanza di una sostanza essenziale per l’organismo (a valle della reazione bloccata). Queste sostanze (metaboliti) possono oggi essere misurate in una goccia di sangue raccolta dalla puntura sul tallone su una carta bibula (la carta di Guthrie) grazie alla tandem-mass spettrometria che le identifica in base alla loro massa (caratteristica fisica propria ad ogni diverso metabolita). La metodica può identificare più di 30 metaboliti, ciascuno dei quali è potenzialmente un marker di una MME.


Screening neonatale allargato: un problema aperto internazionalmente.
Grazie alla diffusione della tandem-mass spettrometria, numerosi paesi (ad esempio la Germania, gli USA e l’Australia) hanno iniziato negli ultimi anni dei programmi di screening neonatale allargato a numerose malattie metaboliche. In Italia alcune regioni hanno iniziato degli studi pilota, solo la Toscana ha attualmente una legge regionale che regolamenta lo screening neonatale allargato. Tra i diversi paesi dove lo screening allargato funziona già da alcuni anni, vi sono notevoli differenze sul numero ed il tipo di malattie diagnosticate. Non c’è ancora un consenso internazionale su quali malattie sia utile (ed eticamente giusto) diagnosticare alla nascita e la discussione su questo tema è molto attiva e difficile tra gli esperti del campo. Anche all’interno degli USA, diversi Stati effettuano lo screening per diverse malattie ed alcuni Stati non lo fanno affatto. Il conflitto principale sta tra la potenza della tecnologia, che può misurare moltissime sostanze e diagnosticare più di 30 malattie metaboliche, e la conoscenza ancora incompleta del decorso naturale di numerose malattie, nonché delle limitate possibilità di cura per alcune di queste.
La domanda che gli esperti si pongono è dunque: screenare tutto ciò che si può misurare o soltanto ciò che si conosce bene e si può efficacemente curare? Le opinioni in merito sono molto diverse, soprattutto a causa della mancanza di una “evidence-based medicine” nel campo delle malattie rare. Mancano dati scientifici sicuri su molte di queste malattie ed ogni centro si avvale della propria esperienza basata sulla propria casistica. Anche l’estrema variabilità fenotipica delle malattie metaboliche ereditarie non aiuta in queste difficili decisioni: a parità di difetto enzimatico, alcuni pazienti presentano un decorso clinico molto grave, mentre altri molto più lieve; alcuni rispondono bene ad una terapia dietetica o farmacologica, altri molto meno. È dunque molto difficile predire la prognosi del singolo paziente una volta diagnosticata la malattia, così come la sua possibile risposta terapeutica, e dunque anche l’utilità dello screening (diagnosi pre-sintomatica) sul caso specifico. Su larga scala ci si aspetta in generale un beneficio dallo screening neonatale allargato: aumentando i casi diagnosticati si potrà dunque conoscere e seguire nel tempo questi malati ed apprendere da loro la storia naturale della malattia. A lungo termine, dunque, le conoscenze aumenteranno come anche le possibilità di cura. La possibilità di agire sulla malattia in fase pre-sintomatica è la chiave della prevenzione dell’handicap, soprattutto neurologico, che deriva da queste malattie, e ciò ha un innegabile valore sia per il singolo che per la società.
Accanto a queste problematiche si profila naturalmente anche il problema etico: ci si chiede se sia etico diagnosticare una malattia metabolica in un neonato, annunciarla alla famiglia con l’ansietà e il bisogno d’informazione e di sostegno che ne deriva, senza poter offrire una prognosi chiara e soprattutto una terapia efficace. Ed ancora, se sia etico “etichettare” un neonato come affetto da una rara malattia, con la medicalizzazione che ne consegue, senza sapere se effettivamente quell’individuo presenterà dei sintomi clinici. Un esempio di malattia per la quale si sta verificando questo tipo di problema è il deficit di SCAD (deidrogenasi degli acidi grassi a catena corta), per il quale molti individui sono asintomatici. Anche qui, le opinioni degli esperti, nonché delle famiglie, possono essere molto diverse.
Un altro aspetto etico dello screening è la necessità di ottenere un consenso informato dai genitori del neonato prima di effettuare il test, come per ogni test genetico. La maggior parte dei genitori sono in genere d’accordo ad effettuare un test che verifica “che tutto sia in ordine” nel loro bambino; in realtà, una adeguata informazione sul test di screening e le possibili implicazioni per ogni patologia ricercata è difficilmente offerta dal personale sanitario che effettua o propone il test. Per salvaguardare questo aspetto etico una adeguata campagna di informazione dovrebbe essere intrapresa in primo luogo presso il personale sanitario (ostetriche, infermiere, personale medico) e una esauriente informazione dovrebbe essere fornita ai genitori prima del test, cosa non sempre fattibile in considerazione dei tempi disponibili e della situazione emozionale dei genitori subito dopo la nascita del loro bambino. Idealmente, questa informazione dovrebbe essere fornita prima della nascita.

Lo screening in pratica: di cosa hanno bisogno i bambini e le famiglie.
Se sembra verosimile che lo screening neonatale allargato a 30-40 malattie metaboliche possa effettivamente salvare la vita di molti bambini e prevenirne l’handicap, non bisogna però dimenticare che, affinché questo avvenga, screenare non basta. Le famiglie che hanno un neonato affetto devono poter contare su un sistema sanitario che non li abbandoni a se stessi con la loro “diagnosi difficile”, ma che segua e sostenga questi malati nel loro difficile cammino:
- occorrono laboratori attrezzati non solo per screenare, ma anche per i controlli di follow-up dei pazienti diagnosticati: non basta acquistare qualche apparecchio di tandem-mass spettrometria, ma occorrono metodiche diverse per confermare i dati biochimici ottenuti alla tandem-mass, personale disponibile per l’analitica specializzata anche in situazioni d’urgenza;
- occorrono test di conferma diagnostica (enzimatici e molecolari) che consentano di togliere ogni dubbio su una falsa diagnosi (falsi positivi) allo screening; anche se questi test possono essere centralizzati in pochi laboratori nel mondo (vista l’alta specializzazione e la rarità delle singole malattie), occorre che le analisi siano finanziate adeguatamente e che le famiglie non debbano pagare di tasca loro i test di conferma;
- occorrono medici specializzati aggiornati su queste malattie, in un organico di personale sufficiente a garantire una disponibilità 24h/24h per le urgenze metaboliche;
- occorre una campagna d’informazione dei medici/pediatri di base, che sappiano di cosa si tratta e con quali specialisti devono restare in contatto per seguire i pazienti metabolici;
- occorre il finanziamento di farmaci e prodotti dietetici “orfani”, specifici per poche malattie rare ma indispensabili per curare i singoli bambini affetti, perché le famiglie non debbano pagare di tasca loro farmaci costosi, spesso d’importazione.
- infine, occorre investire nella ricerca, unica via per dare una speranza di cura a quei malati per i quali ancora non esiste una terapia.

In ultima analisi, l’attuazione di uno screening metabolico allargato impone delle scelte organizzative importanti e degli investimenti notevoli in risorse umane e tecnologiche.

Luisa Bonafé, MD, PhD
Division of Molecular Pediatrics
Centre Hospitalier Universitaire Vaudois CH - 1011 Lausanne

 


 

 

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