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Martina Manuele attraversa a nuoto lo Stretto di Messina: ogni bracciata dedicata alle malattie rare

14 Agosto 2026

È la frase con cui Martina Manuele racconta l’esperienza vissuta il 13 agosto nello Stretto di Messina. Trentadue anni, insegnante di sostegno e nuotatrice, Martina convive con la fenilchetonuria (PKU), una malattia metabolica rara diagnosticata pochi giorni dopo la nascita grazie allo screening neonatale esteso.
Dopo settimane di preparazione, Martina ha portato a termine la traversata dello Stretto insieme a Andrea Cadili Rispi, atleta paralimpico con una rarissima patologia che comporta cecità e disabilità motoria. Per Martina e Andrea l'impresa aveva un obiettivo preciso: trasformare una sfida sportiva in un'occasione per parlare di malattie rare e dimostrare, attraverso la loro esperienza, che una diagnosi non deve necessariamente diventare un limite ai progetti e alle aspirazioni personali.

La passione per il nuoto
Martina ha sempre praticato il nuoto, anche a livello agonistico. La PKU ha accompagnato la sua vita, ma non l'ha fermata. “Fin da bambina ho praticato il nuoto, partecipando a ritiri e competizioni anche all'estero – aveva raccontato prima della traversata -. Nella borsa da viaggio trovavano posto il costume da gara, gli alimenti aproteici e la formula necessaria per il controllo della malattia. Grazie alla terapia dietetica, la PKU non mi ha mai impedito di vivere pienamente”.
L’idea della traversata è nata quasi per gioco, dopo che Martina e Andrea avevano conquistato insieme l'Iron Master, riconoscimento assegnato a chi completa tutte le specialità del nuoto indoor nella stessa stagione. “Andrea e io ci siamo detti: perché non provare anche lo Stretto di Messina? E così è iniziato tutto”.
Oggi quel progetto è diventato realtà. Martina ha completato la traversata in 48 minuti, accompagnata in acqua da due altre nuotatrici, Claudia e Marina, e seguita dalla barca guidata da Domenico.

Il racconto della traversata

Domenico è stato il nostro punto di riferimento: a lui avevamo affidato completamente la nostra traversata. Dalla barca ci indicava la rotta, ci spiegava le correnti, ci raccontava il paesaggio mentre attraversavamo quello che, visto da lì, sembrava un mare infinito. È stato il nostro supporto per tutti i 48 minuti in acqua, facendo il tifo e immortalando dalla barca la nostra traversata - racconta Martina - E poi c’erano Claudia e Marina, compagne nell’impresa. Claudia davanti, Marina al centro e io subito dietro, tutte vicinissime alla barca. C’era una sintonia incredibile tra noi tre. Marina, ogni tanto, toccava con i piedi quelli di Claudia: un piccolo gesto per dirle ‘ci sono, è tutto ok’. E poi respirava girandosi appena indietro, quel tanto che bastava per controllare che io fossi ancora lì, attaccata a lei. In quelle acque ho capito quanto sia importante fidarsi: non servivano parole. Eravamo una piccola catena, una accanto all'altra, ognuna attenta all'altra”.

E poi c’era il mare. “Il blu profondo dello Stretto, le correnti calde e fredde che si alternavano, la sensazione incredibile di essere trasportata dalla corrente. Un’esperienza difficile da spiegare a chi non l’ha vissuta”.

Per Martina, però, il significato della giornata va oltre il risultato sportivo. “La traversata è stata soprattutto un'esperienza con un significato più grande: nuotare per Aismme, per sensibilizzare sulle malattie rare e dare voce a chi ogni giorno affronta la propria sfida”.
È questo il messaggio che Martina ha scelto di affidare alle sue bracciate: avere una malattia metabolica rara significa dover imparare a gestire una condizione che richiede attenzione e continuità, ma non significa rinunciare necessariamente allo studio, al lavoro, allo sport e ai propri progetti.

"Non mi sono mai sentita diversa. La PKU fa parte della mia vita, ma non mi definisce”, aveva detto prima della partenza. Oggi aggiunge un nuovo capitolo a quella storia.

Un team che funziona!

Aismme ringrazia Martina per aver scelto di legare la sua impresa alla sensibilizzazione sulle malattie metaboliche rare e Andrea per aver condiviso con lei questa esperienza.

Un ringraziamento va anche al Genoa Club “Grifoni Emilia-Romagna”, che ha sostenuto l'iniziativa e organizzato una raccolta fondi a favore di Aismme, e agli organizzatori della traversata di Martina e Andrea, in particolare Alfredo, Beppe e Bruno, per il sostegno offerto agli atleti.
“Martina ci ricorda che una malattia metabolica richiede impegno e attenzione, ma non deve cancellare i progetti, le passioni e i sogni di una persona - sottolinea Cristina Vallotto, presidente di Aismme - La sua traversata è un modo semplice e diretto per parlare di malattie rare e far sapere che dietro una diagnosi c'è prima di tutto una persona, con le proprie capacità, i propri desideri e la capacità di costruire il proprio futuro”.

A Martina resta il ricordo delle parole del suo barcaiolo alla fine della traversata: “Mi piace la tua bracciata. Sei la più piccina, ma hai una bracciata aggressiva”.
“È forse questo quello che mi porto a casa – conclude Martina -. Non importa quanto sei grande o piccolo davanti al mare. Importa quanto cuore metti in ogni bracciata”.