
Aismme alla Regata Storica di Venezia: un progetto che attraversa il Canal Grande
C’era anche Aismme alla Regata Storica di Venezia 2026, uno degli appuntamenti più importanti della tradizione veneziana e tra gli eventi più seguiti della città, che si è svolta il 6 settembre. A rappresentare l’associazione, sul gondolino rosso, Pietro Meneghini, che ha vogato insieme ad Alessandro Secco.

Un gesto di solidarietà che ha portato Aismme nel cuore di Venezia e davanti a un pubblico molto ampio: decine di migliaia gli spettatori lungo le rive del Canal Grande e 380.000 telespettatori (con uno share del 3,7%) in diretta televisiva su Rai.
I marinai dei barchini hanno scelto di indossare una maglietta con il logo dell’associazione e, durante la diretta televisiva, il commentatore di Rai 1 ha ricordato al microfono la presenza di Aismme alla manifestazione.
La Regata Storica, che si svolge ogni anno lungo il Canal Grande, unisce la tradizione delle regate veneziane a un grande evento pubblico, seguito dal vivo da migliaia di persone e attraverso i media da un pubblico ancora più vasto. La visibilità offerta alla manifestazione rappresenta quindi anche un'importante occasione per far conoscere realtà e associazioni impegnate ogni giorno accanto alle persone.
"Siamo davvero grati a Pietro, ad Alessandro che hanno voluto portare Aismme alla Regata Storica – sottolinea la presidente Cristina Vallotto –. È importante che il nostro logo e il nostro nome possano raggiungere persone che ancora non conoscono le malattie metaboliche ereditarie e il lavoro che Aismme svolge al fianco dei pazienti e delle loro famiglie".
Sono tante, in questi anni, le persone, le associazioni, le società sportive e le realtà del territorio che scelgono di sostenere Aismme, mettendo a disposizione tempo, energie e occasioni per dare visibilità alle malattie metaboliche ereditarie.
"A tutte loro va il nostro grazie – aggiunge Cristina Vallotto –. Ogni iniziativa contribuisce a far conoscere la nostra attività e ad accendere l’attenzione su malattie rare, pazienti e famiglie che hanno bisogno di essere riconosciute e comprese".
Immagine Jean-Pierre Dalbéra, secondo licenza CC BY 2.0